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Frattura corpo vertebrale Cedimenti vertebrali Salute delle ossa

I cedimenti vertebrali

I cedimenti vertebrali

I cedimenti vertebrali si verificano quando una o più vertebre vanno incontro ad un tipo di frattura che le fa collassare su se stesse.


Tutte le vertebre, con differenze in base alla regione, sono costituite nella parte anteriore da un corpo vertebrale di forma cuboide e nella parte posteriore da un arco che delimita il foro in cui passa il midollo spinale. Nel caso dei cedimenti vertebrali si tratta in particolar modo di fratture da compressione che interessano il corpo vertebrale, il quale collassa su se stesso e assume una forma schiacciata.

Sebbene tra le cause di cedimento vertebrale siano compresi anche i traumi ad alto impatto (incidenti stradali, cadute dall’alto), generalmente le vertebre interessate da questo evento presentano fragilità ossea, ossia la diminuzione della qualità e della densità delle ossa. Questa condizione si può verificare non solo in corso di metastasi tumorali, di malattie neoplastiche del sangue (leucemia, mieloma multiplo) o a seguito di terapie cortisoniche protratte, ma soprattutto nel caso della malattia più frequentemente causa di cedimenti vertebrali: l’osteoporosi. 

L’osteoporosi si caratterizza per una ridotta massa ossea e per alterazioni qualitative nell’architettura dell’osso che predispongono a fratture del polso, del femore, del bacino e delle vertebre, in particolar modo a livello del rachide toraco-lombare. Nelle ossa dei soggetti con osteoporosi si riduce lo spessore dell’osso corticale ( la parte esterna dell’osso) e si altera l’architettura dell’osso spugnoso (la parte interna dell’osso in cui le trabecole variamente orientate e intersecate da loro si alternano a cavità che contengono il midollo osseo):in particolare si riducono il numero e le dimensioni delle trabecole, determinando porosità dell’osso e riducendo la resistenza meccanica della struttura. In corso di osteoporosi il cedimento vertebrale di una o più vertebre può avvenire anche a seguito di traumi minimi (cadute sui glutei, inciampi), oppure dopo lievi sforzi (come alzarsi dal letto, sollevare oggetti), o addirittura anche spontaneamente. Spesso i cedimenti nei soggetti anziani sono sotto diagnosticati, in quanto vengono confusi con generici mal di schiena passando inosservati  e costituendo un rischio di fratture successive, deformazioni della colonna in cifosi e dolori alla schiena cronici.

La fragilità ossea da osteoporosi è relativamente frequente nella popolazione che presenta un’età superiore ai 50 anni: si stima che oltre quest’età 1 persona su 8 possa andare incontro ad una frattura vertebrale. Ne consegue che i numeri di cedimenti vertebrali che si verificano in un anno in tutta la popolazione possano essere davvero impressionanti, tenendo conto che dopo la prima frattura , il rischio di fratture successive aumenta di 5 volte e che dopo più fratture il rischio di ulteriori è aumentato di svariate decine di volte. 

All’interno della popolazione, l’osteoporosi può interessare entrambi i sessi nelle sue forme secondarie a disturbi endocrinologici, metabolici o in seguito a patologie genetiche o ancora all’uso cronico di farmaci, ma è tipicamente femminile nella sua forma primitiva post-menopausale (osteoporosi di tipo I) a causa degli effetti della menopausa sul metabolismo osseo. La forma senile (osteoporosi tipo II) causata dal rallentamento del turnover osseo con il progredire dell’età, comporta perdita di massa non solo trabecolare ma anche dell’osso corticale con possibili fratture del femore, del bacino e della colonna medio-toracica.

Sintomi

Il disturbo principale in caso di cedimento vertebrale è costituito dal dolore che può essere anche molto intenso per circa 4-6 settimane, dopo di che si riduce fino alla guarigione completa della frattura (che avviene solitamente in 12 settimane). Il dolore è generalmente legato alla postura, si esacerba durante il carico e i movimenti  e tende a diminuire quando il soggetto è sdraiato immobile. In alcuni casi il dolore può anche essere poco presente o venir confuso con un banale mal di schiena, tanto più se all’origine il trauma è stato lieve o è passato inosservato.  Infine nel caso di una o più fratture di vecchia data, il dolore alla colonna può diventare persistente per mesi o anni e tendere a peggiorare nei cambi di posizione .

Un altro segno particolare in caso di cedimenti multipli della colonna è costituito da cambiamenti nell’aspetto e nella postura: la schiena può infatti incurvarsi e piegarsi (ipercifosi /gobba) e determinare una riduzione della statura del soggetto. Queste  deformazioni possono determinare la compressione degli organi addominali con addome protruso in avanti, dolori addominali, difficolta di digestione, stipsi e inappetenza. Possono subentrare anche difficoltà respiratorie per la compressione sul diaframma. Spesso è presente anche decadimento fisico e  limitata mobilità che comportano astenia ed inficiano la qualità di vita (difficoltà a camminare, a piegarsi o a mantenere la stazione eretta).

Diagnosi

Dopo un’attenta valutazione medica che permette di diagnosticare la patologia che ha determinato il cedimento vertebrale, viene richiesta una radiografia del segmento vertebrale interessato.

La Morfometria vertebrale effettuata sull’ immagine radiologica, manualmente con righello o in modo computerizzato, permette la misurazione dei corpi vertebrali e viene utilizzata per identificare e quantificare le fratture. Come riferimento si usa la classificazione di Genant che misura la gravità dello schiacciamento (riduzione in altezza) del corpo vertebrale e  la forma della deformazione (a cuneo, biconcava e da collasso). 

Per definire maggiormente le alterazioni vertebrali, per escludere la presenza di lesioni tumorali responsabili di fratture patologiche, o per individuare stenosi del canale vertebrale si effettuano una tac o una risonanza magnetica: quest’ultima in particolare consente di stabilire l’età della frattura in base alla presenza di edema intorno alla lesione che testimonia una frattura recente.

Trattamento

Oltre alla terapia medica  della malattia di fondo che ha determinato fragilità ossea e alle misure di prevenzione di ulteriori fratture, il trattamento in corso di frattura da compressione è finalizzato al controllo del dolore, alla guarigione della lesione e al contenimento della deformità.

Il trattamento conservativo, spesso attuato perché si tratta di fratture generalmente stabili, si basa essenzialmente sulla somministrazione di antidolorifici (antinfiammatori non steroidei o analgesici oppiacei), sul riposo e sul contenimento tramite tutori ortopedici. Esistono diversi tutori indicati per i cedimenti vertebrali in base alla sede di lesione (alta o bassa), alle caratteristiche della frattura e alla corporatura del soggetto. I tutori per osteoporosi indicati nei cedimenti dorsolombari sostengono adeguatamente la colonna, riducono il dolore e il rischio di nuovi cedimenti, limitando l’escursione e cercando di riportare la colonna nella postura più fisiologica possibile; inoltre facilitano la respirazione per decompressione della gabbia toracica e riducono il sovraccarico muscolare. 

Una volta che la frattura si è consolidata, la fisioterapia e la rieducazione posturale permettono una miglior ripresa, aiutano a correggere difetti di postura e insegnano i corretti movimenti da eseguire nelle attività di tutti di giorni per non incappare in futuri crolli vertebrali.

Quando il controllo del dolore è insufficiente o quando il trattamento conservativo non riesce a controllare la progressione della deformità si ricorre al trattamento chirurgico che è rappresentato da due metodiche:

  • Vertebroplastica: per via percutanea nel corpo vertebrale viene iniettata una sostanza cementificante che colma i vuoti nella vertebra, rinforzandone la struttura.
  • Cifoplastica: sempre per via percutanea viene introdotto nel corpo vertebrale un palloncino che viene gonfiato per ripristinare l’altezza della vertebra e per ottenere uno spazio all’interno del quale viene iniettata la sostanza cementificante.

Entrambe le procedure si utilizzano per correggere fratture recenti ( da 6 settimane a 3 mesi dall’evento che ha determinato il cedimento), si eseguono in regime ambulatoriale e in anestesia locale associata a blanda sedazione. Consentono un’importante riduzione del dolore, in modo quasi immediato e una riduzione della disabilità. Come possibili complicanze possono determinare successivi cedimenti delle vertebre adiacenti a quella trattata perché rendono irrigidito ed anelastico il segmento vertebrale; rare eventualità sono costituite inoltre da possibili stravasi di cemento che possono causare compressione nel canale vertebrale, radicolopatie ed embolie polmonari.


Le informazioni contenute in questo sito sono presentate a solo scopo informativo, in nessun caso possono costituire la formulazione di una diagnosi o la prescrizione di un trattamento, e non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica. Si raccomanda di chiedere sempre il parere del proprio medico curante e/o di specialisti riguardo qualsiasi indicazione riportata o eventuali dubbi.

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